Collana Grau.2

 
  
 
 
 
 

 
 

Patrizia Nicolosi

TUTTE SI MUOVONO LE FOGLIE DEL BOSCO

Volume I

 

E-book –Isbn: 9788828303947 – pp. 251 a colori – € 14,99 – EPUB/MOBI/PDF

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Il libro

Questo libro segue, passo dopo passo e attraverso le sue opere, la storia di Patrizia Nicolosi, architetta e fotografa, fotografa e architetta. Trattasi di un caso, non infrequente nella storia dell’arte, di un artista che transita liberamente da una disciplina a un’altra senza la paura di mescolare i linguaggi, anzi nella ricerca costante e cocciuta di nuove dimensioni espressive derivate proprio da occasioni linguistiche fuori schema. Le sue parole, in proposito, sono chiare e significative: “Io sono convinta che l’immagine fotografica non testimoni la realtà, piuttosto la interpreti. La si usa spesso, fra gli architetti, come elaborato che, in certo senso, chiude un percorso progettuale. Ma ciò è del tutto subordinato dall’essere, essa immagine, un autonomo giudizio di merito. Ci tengo a dirlo. Questo è un punto fermo per me. I miei scatti sono altro dalla mia architettura”. I libro racconta anche delle contraddizioni di questo fare, le fatiche di due mestieri, il desiderio di artigianalità che spesso risolve molte asperità. Una testimonianza, per altro, estesa al lavoro di altri dentro e fuori lo studio, verso una dilatazione dell’immagine sempre alla ricerca di qualcosa che sia oltre l’edificio.

Patrizia Nicolosi nasce a Pavia nel febbraio del 1944 e si laurea a Roma nel 19xx. Ancora studentessa entra nello studio Grau con il quale condivide sia la dimensione della ricerca teorica che quella del quotidiano professionale cui si aggiunge, in maniera via via sempre più intensa, l’attività di fotografa e di testimone privilegiata del fare architettura. Il carattere di alta qualità formale presente nelle sue foto fa sì che il suo lavoro si dilati a dimensioni mai sperimentate in uno studio di architettura, dentro una complessità fatta di dubbi, contraddizioni e immagini che tendono a mettersi in proprio, ben oltre la dimensione del progetto. Nel lungo percorso con il Grau brillano prima la partecipazione, nel 1980, alla I° Biennale di Architettura di Venezia The Presence of the Past, poi l’acquisizione agli Archivi del Centre Pompidou di Parigi, nel 2010, di oltre 120 progetti per oltre 1300 disegni e foto relativi agli anni ’64-’84 di attività dello studio. Nello spettro di oltre 50 anni di lavoro vi sono mostre, concorsi, piani di recupero, progetti pubblici e privati, restauri, disegno di interni, disegno di mobili, inchieste e sperimentazioni fotografiche. Pubblica, come autrice singola, Camere e camera (ed. Kappa 1986) e, con lo studio Grau, Isti mirant stella (ed. Kappa 1981). Anche solo come fotografa pubblica su riviste, partecipa a mostre, sia collettive che personali, in Italia come all’estero. Fa parte dell’Associazione Operatori Culturali Flaminia 58, un gruppo di artisti attivi da oltre 25 anni a Roma, con una propria Galleria d’Arte e una politica di studi aperti per la diffusione dell’arte a cura e onere degli artisti stessi.

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Prefazione

di Mario de Candia

 

Il libro di PN è strutturato in tre parti, ciascuna con il suo background teorico; sono parti complementari l’una all’altra, ma che in effetti, direi, si possono ricondurre alla costante di un’unica motivazione, nominabile con una parola sola: spazio.
Certamente, vediamo come i capitoli si confrontino con questioni rimarcate dalle necessarie e personali preoccupazioni dell’autrice. Notiamo con interesse come l’input teorico, tuttavia, non si esaurisca all’interno del perimetro di una teoria specifica, ma piuttosto punti l’attenzione verso contesti associativi, con l’intenzione e col fine di suggerire “direzioni” nelle quali quelle preoccupazioni possono e possano trovare strada, proseguire nel loro cammino e andare oltre.
I lavori che qui vediamo non condividono lo stesso vocabolario formale, dacché non solamente sono generati in campi disciplinari e da apparati linguisticamente diversi, ma anche da differenti preoccupazioni relative allo spazio ed alla forma costruita, ma sicuramente tutti esprimono l’attenzione e la preoccupazione, in termini di rappresentazione e/o di raffigurazione, verso il potere di un’azione messa in relazione con le ragioni e, se si vuole, anche con le capacità e le possibilità intrinseche dello spazio, che è poi la realtà.
In questa direzione, PN lo dice chiaramente, sia il progettare sia il fotografare sono reali strumenti di conoscenza, e non solo per chi li mette in pratica.
Da una parte l’architettura, da lei concepita non come “uno spazio e un luogo”, vale a dire come una entità statica e conclusa, ma come molti spazi piegati in molti luoghi, in altre parole come una entità dinamica e aperta.
Dall’altra la fotografia, con la quale PN mette in atto una più che interessante relazione, quasi “matrimoniale” verrebbe da dire, fra virtuale e reale.
Per PN il virtuale (per la sua stessa natura, la fotografia al pari della pittura, non può negare la sua appartenenza a questo ambito) non è inteso come un’illusione o come una copia alterata della realtà, ma come una fluttuante, temporanea manifestazione delle potenzialità esistenti di e in certe situazioni, circostanze, tempi e, va detto, personali punti di vista.
Il virtuale è reale, anche se non ha esistenza nel presente, così come il presente-reale non ha somiglianza col virtuale.
Entrambe le discipline, fotografia e architettura, sembrano qui porsi nei confronti del virtuale, e aver a che fare con esso, con un atteggiamento e con un’attenzione tesi a creare e rendere visibile una molteplicità di potenzialità di spazi che sopravanzino la rigida cornice dello spazio-tempo.
Ancora, questo virtuale non pretende di creare una sorta di ambiente artificiale dalle mille possibilità, ma invece e piuttosto qualcosa di sottile che formula una sorta di “polemica” discreta con le realtà e gli “ambienti” ai quali va a riferirsi e con cui fa i conti.
Non si può che essere in accordo con PN quando dice che la fotografia con le sue immagini non testimonia la realtà, ma la interpreta; che l’immagine non è altro che un autonomo giudizio di merito. Potremmo dire che PN non concepisce il suo metodo di lavoro con lo spazio, vuoi che sia progetto vuoi fotografia, come una sorta di performance autoriale (nel senso di uno spazio inteso come un contenitore di azioni volte a creare un nuovo prodotto artistico), ma come un modo di rendere visibili le intrinseche virtù e potenzialità che questo contiene in se stesso.
E’ che l’operato di PN, ponendo una maggiore enfasi sul contesto che sull’innovazione formale, muove più in favore del “differente” che del “nuovo”: un atteggiamento che in sede di metodo consente di oltrepassare, da una parte, i limiti della tecnica nella sua funzione oggettuale e, dall’altra, il valore formale e la qualità artistica dell’immagine, recuperando così la fotografia per quello che essa significa socialmente e culturalmente.
Detto con le parole di PN, le sue immagini sono delle impalcature di domande, volte non a raccontare verità perimetrate chiuse, ma ad aprire un discorso e partecipare alla costruzione di un’idea.

Mario de Candia

 

 

Volume I. INDICE

Prefazione
di Mario De Candia

Introduzione breve anzi brevissima
di Patrizia Nicolosi

1. Come architetta dello studio
Sola e in collaborazione 1964-2016

All’inizio sono solo un’architetta

Progetti
“Luoghi teatrali” a Cori, p. 26 – Allestimento “Mostra architettura disegnata” a Cori, p.32 – Casa del Musicista all’Isola d’Elba, p. 38 – Bar notturno “Aldebaran” a Roma, p. 46 – Edifici Peep a S.Arsenio, p. 54 – Studio Rienzi a Roma, p. 68 – Villa “Horti Cortesi” a Ferrara, p. 78 – Casa Mastrojanni a Vitinia, Roma, p. 90 – Museo al Convento di S. Oliva, Cori, p. 102.

Allestimenti
“Vasi e tufi” a Grottaglie, p. 120 – Piranesi nei luoghi di Piranesi, Palazzetto Luciani – Cori, p. 126 – Convention BMW a Cinecittà, Roma, p. 132 – Eurovisioni “Memo” (1991) a Roma, p. 138 – Eurovisioni “Memo” (1992) a Roma, p. 139 – Eurovisioni a Villa Medici, Roma, p. 154 – “Futuro telematico” al Foro Italico, Roma, p. 156.


Concorsi
Restauro della Loggia dei Mercanti a Genova, p. 164 – Fontana monumentale in località Fidene, Roma, p. 174 – Teatro dell’Opera a Udine, p. 176 – Borghetto Flaminio a Roma, p. 180 – Ca’ Venier dei Leoni a Venezia, p. 184 – Ponte dell’Accademia a Venezia, p. 186 – Rocca a Noale, p. 188 – Cimitero a Jesi, p. 192 – Piscina coperta a S. Piero in Bagno, p. 196 – Cimitero di Modena, p. 198 – Tesi di laurea, p. 200 – Piazza Navona, p. 202 – Nuova sede dello IUAV a Venezia, p. 206 – Due cappelline nel c.s. a Roma, p. 210 – “Casa del Melatino” a Teramo, p. 214

Mostre
“La via novissima” alla Biennale di Venezia, p. 218 – “La via novissima” a S. Francisco, p. 226 – “La via novissima” alla Salpetriere ( Parigi ), p. 228 – “A la Recherche de l’Urbanité” al Centre Pompidou, Parigi, p. 230 – “Camere & camera” alla Galleria AAM, Roma, p. 232 – Temple University, p. 238 – Dreamlands, Parigi, p. 240 – “La Tendenza” a Parigi, p. 242

In occasione di «camere&camera»
di Franco Pierluisi

 

 

 

 

 
 


 

Schede:

- Alessandro Anselmi

- Paola Chiatante

- Gabriella Colucci

- Anna di Noto

- Pierluigi Eroli

- Federico Genovese

- Roberto Mariotti

- Massimo Martini

- Giuseppe Milani

- Francesco Montuori

- Patrizia Nicolosi

- Gianpietro Patrizi

- Franco Pierluisi

- Corrado Placidi

- Enzo Rosato (scultore)

- Matteo Mariotti